Nel cuore di Venezia, la basilica dei Frari custodisce il cenotafio di Antonio Canova, eretto nel 1827. Già da subito il marmo mostrava segni di usura, ma negli ultimi decenni la situazione è peggiorata: grandi pezzi di marmo sono spariti e sulla superficie spuntano cristalli bianchi di sale. Gli studiosi hanno prelevato campioni dalle zone più danneggiate e li hanno osservati al microscopio ottico e a quello elettronico. Le analisi hanno rivelato una sequenza di processi: l’acqua, ricca di ioni provenienti dalle fondamenta, sale il marmo sotto la superficie, formando cristalli che spingono via gli strati più esterni. Il problema è legato all’umidità che risale per capillarità fino a circa due metri di altezza, dove il contenuto d’acqua nei mattoni è più alto (17‑26%). Oltre quell’altezza l’umidità diminuisce, ma i sali rimangono intrappolati nel marmo, provocandone l’esfoliazione. Per fermare il degrado, gli esperti propongono di spostare le statue dal seminterrato e inserire una barriera contro l’umidità ascendente. Inoltre, le statue rimosse dovrebbero essere immerse in bagni d’acqua deionizzata per eliminare i sali accumulati. Queste misure potrebbero salvare il capolavoro di Canova per le future generazioni.
Le analisi SEM‑EDS hanno identificato i principali anioni presenti nei cristalli: cloruro (Cl⁻), solfato (SO₄²⁻) e nitrato (NO₃⁻). La loro origine è probabilmente legata all’acqua di falda che attraversa le fondamenta, dove il contatto con materiali contenenti calcare e cemento favorisce la formazione di sali di calcio (CaCl₂, CaSO₄·2H₂O). Il fenomeno di capillarità è amplificato dalla porosità dei mattoni in laterizio, che funge da condotto per l’umidità fino al livello critico di 200‑250 cm. Una volta che l’acqua raggiunge il marmo, i sali si cristallizzano in modo esfoliativo, generando tensioni meccaniche che separano le micro‑scale superficiali. L’intervento di immersione in acqua deionizzata sfrutta il principio della diffusione inversa: i gradienti di concentrazione spingono gli ioni salini a migrare dal marmo verso l’acqua, riducendo la pressione cristallina interna. Tuttavia, è fondamentale controllare la temperatura (ideale 15‑20 °C) e la durata del bagno (circa 48 h) per evitare ulteriori shock termici. L’inserimento di una barriera impermeabile (ad es. una membrana bituminosa o un drenaggio chimico) interrompe il flusso capillare, limitando l’apporto di nuovi ioni. Un monitoraggio periodico con sensori di umidità e micro‑prelievi chimici consentirà di valutare l’efficacia a lungo termine delle misure adottate.
