Nel tardo XIX secolo gli artigiani cominciarono a trattare la seta con sali metallici per renderla più pesante e spessa. L’obiettivo era duplice: dare al tessuto una caduta più fluida e migliorare la resistenza, soprattutto per i vestiti di lusso. I ricercatori hanno analizzato 147 fonti d’epoca – brevetti, manuali dei tintori e libri – e ne hanno estratto 136 ricette di appesantimento. Il sale di stagno emerge come il più citato per tutti i colori, mentre per le sete scure si preferiva una combinazione di ferro e tannini, spesso affiancata dallo stagno. Queste pratiche riflettevano le esigenze economiche dell’epoca: la seta più pesante sembrava più pregiata e permetteva di ridurre i costi di produzione. Oggi, però, i sali metallici accelerano il degrado dei tessuti storici, rendendo la “pesatura” una delle sfide più urgenti per i conservatori. Conoscere le ricette originali aiuta a ricreare campioni di seta pesata e a studiare i meccanismi di deterioramento, così da sviluppare trattamenti di conservazione più efficaci.
Le reazioni chimiche alla base della pesatura della seta coinvolgono la formazione di complessi coordinati tra gli ioni metallici e i gruppi funzionali delle proteine fibroiniche. Lo stagno (Sn^2+/Sn^4+) si lega preferenzialmente a gruppi carbonilici e amminici, creando ponti cross‑link che aumentano la massa specifica del filamento. Il ferro, in presenza di tannini, forma complessi ferro‑tannato altamente colorati, che oltre a conferire tonalità scure, aumentano la rigidità del filamento. Questi complessi, tuttavia, catalizzano la formazione di radicali liberi sotto l’azione della luce UV e dell’umidità, favorendo l’ossidazione delle catene di fibroina. L’ossidazione porta alla rottura dei legami peptidici, alla perdita di cristallinità β‑sheet e alla fragilità meccanica. Inoltre, i sali metallici possono favorire la formazione di idrossidi e solfati, che a loro volta provocano l’erosione della superficie del tessuto. Studi recenti di spettroscopia Raman e di microscopia elettronica hanno mostrato che le fibre pesate presentano micro‑crateri e una diminuzione della resistenza alla trazione rispetto a seta non trattata. Queste evidenze guidano lo sviluppo di trattamenti conservativi basati su chelatori selettivi (es. EDTA) e su rivest{imenti polimer
