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In Lettonia i boschi coprono più della metà del territorio, ma il legno non è ancora il protagonista delle costruzioni. Gli esperti spiegano perché usare il legno al posto di cemento e acciaio può ridurre drasticamente le emissioni di CO₂. Il legno è una risorsa rinnovabile: assorbe anidride carbonica mentre cresce e, una volta trasformato in travi o pannelli, trattiene quel carbonio per decenni dentro le pareti degli edifici. Inoltre, la produzione di legno richiede meno energia rispetto a quella di cemento, che è uno dei maggiori responsabili di gas serra.

Il problema non è la mancanza di alberi, ma ostacoli burocratici, normative di sicurezza rigide e scarsa conoscenza del pubblico. Per superare questi limiti, gli autori propongono una revisione delle leggi forestali, incentivi finanziari per le imprese di lavorazione del legno e programmi scolastici che insegnino le tecniche di costruzione in legno. Anche le amministrazioni pubbliche possono dare l’esempio, scegliendo il legno per scuole, uffici e infrastrutture.

Se queste misure verranno attuate, la Lettonia potrebbe aumentare la quota di legno nelle nuove costruzioni, creare posti di lavoro nei settori forestale e manifatturiero e avvicinarsi agli obiettivi di neutralità climatica fissati dall’Unione Europea. Il legno, quindi, non è solo un materiale da costruzione, ma un vero alleato nella lotta al cambiamento climatico.

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Il legno è un biopolimero costituito principalmente da cellulosa, emicellulosa e lignina. Durante la fotosintesi, gli alberi fissano CO₂ atmosferica, trasformandola in carbonio organico strutturale. Questo carbonio rimane stabile finché il legno non si decompone o brucia. In termini di ciclo di vita, la produzione di legno strutturale (travi, pannelli lamellari, CLT) richiede circa 0,5–1,5 MJ/kg di energia primaria, contro i 5–7 MJ/kg del cemento. Inoltre, il legno ha un coefficiente di emissione di circa 0,1 kg CO₂ per kg di prodotto, rispetto a 0,9 kg CO₂/kg per il cemento.

Le analisi LCA (Life Cycle Assessment) mostrano che un edificio in legno può immagazzinare da 200 a 500 kg di CO₂ per metro cubo di volume strutturale, a seconda della specie forestale e del grado di lavorazione. Le foreste lettoni, dominate da conifere come il pino silvestre, hanno un tasso di crescita medio di 8–10 m³/ha/anno, fornendo un potenziale di sequestro di circa 30 tCO₂/ha/anno. Una gestione forestale sostenibile, basata su tagli selettivi e rotazioni di 80–100 anni, garantisce che la quantità di carbonio immagazzinata nel legno non venga superata dalla crescita della foresta.

Dal punto di vista strutturale, il legno presenta un rapporto resistenza‑peso superiore a quello dell’acciaio, rendendolo ideale per edifici alti e ponti leggeri. Le tecnologie emergenti, come il Cross‑Laminated Timber (CLT) e il Glued‑Laminated Timber (GLT), consentono di realizzare pannelli di grandi dimensioni con prestazioni meccaniche comparabili al cemento armato, ma con un’impronta di carbonio molto più ridotta. Tuttavia, la durabilità richiede trattamenti anti‑fungini e protezioni contro l’incendio, aspetti regolamentati da normative europee (EN 1995‑1‑1).

Infine, l’integrazione del legno nella catena di valore richiede un approccio di economia circolare: scarti di lavorazione possono diventare pellet per bioenergia o fibre per pannelli isolanti, chiudendo il ciclo dei materiali e riducendo ulteriormente le emissioni complessive.

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⚖️ Vantaggi e Limiti Attuali
Pro: Riduce drasticamente le emissioni di CO₂ grazie al sequestro di carbonio negli edifici.
Pro: Richiede meno energia nella produzione rispetto a cemento e acciaio.
Contro: Ostacoli burocratici e normative di sicurezza rigide rallentano l'adozione diffusa.
Contro: Scarsa conoscenza pubblica e resistenza culturale alle costruzioni in legno.

Fonti

Autori:
Edgars PudzisAntra KundziņaPēteris Druķis
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 24/06/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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