Immagina un software che non si limita a eseguire ordini, ma decide da solo come scovare i bug più nascosti. È la promessa dell'Agentic AI, una nuova generazione di intelligenza artificiale capace di autonomia e iniziativa. Uno studio sistematico ha passato al setaccio 37 ricerche per capire dove siamo arrivati.
La buona notizia? Questi agenti intelligenti sono già bravissimi nel "Product Assurance": generano test da soli, cacciano difetti e gestiscono le segnalazioni con precisione chirurgica. Spesso lavorano in squadra (architetture multi-agente) e mostrano un'autonomia media, orientata a obiettivi precisi. Risultato: efficienza alle stelle, meno errori umani e codice più manutenibile.
Ma non è tutto oro ciò che luccica. Lo studio evidenzia tre grandi "ma": scalabilità limitata, difficoltà a generalizzare su progetti diversi e, soprattutto, scarsa trasparenza. Spesso non capiamo *perché* l'agente ha preso una certa decisione: una scatola nera che fa paura in ambito critico.
C'è un altro buco: questi aiutanti digitali supportano chi scrive codice e chi testa (livello esecutivo), ma ignorano quasi del tutto project manager e CTO. Manca una visione d'insieme del processo.
La strada per un QA completamente autonomo e affidabile è tracciata, ma serve ricerca su validazione, spiegabilità e supporto decisionale ai vertici. Solo così l'Agentic AI diventerà il collega di cui ci fidiamo ciecamente.
