I droni che volano in gruppo stanno diventando protagonisti in missioni di soccorso, monitoraggio ambientale e ricognizione militare. Però, quando sono tanti, il controllo centralizzato può incepparsi: colli di bottiglia, ritardi e un unico punto di guasto. Per risolvere, gli scienziati hanno creato un sistema basato su blockchain. Ogni drone si registra su una rete decentralizzata, ottiene un’identità digitale e riceve i compiti tramite contratti intelligenti. Il leader del gruppo pubblica gli obiettivi di formazione (ad esempio V, linea o cerchio) come eventi sulla catena; i follower li leggono in tempo reale e adeguano la loro posizione. Il modello di controllo usa angoli e distanze dinamiche, trasformando le coordinate relative in latitudine‑longitudine con formule Haversine ed Euclidee. Nei test in simulazione, il nuovo approccio ha ridotto la latenza di comunicazione e migliorato la reattività rispetto ai metodi tradizionali basati su polling, dimostrando maggiore scalabilità e robustezza. In pratica, la blockchain permette a un’intera flotta di droni di coordinarsi in modo sicuro, senza dipendere da un unico server.
Il framework proposto sfrutta le proprietà immutabili della blockchain per garantire l’integrità dei dati di registrazione e dei comandi di volo. I contratti intelligenti (smart contracts) codificano regole di autenticazione basate su chiavi pubbliche, impedendo l’inserimento di droni non autorizzati. La comunicazione avviene tramite eventi on‑chain, riducendo il traffico di rete rispetto al polling continuo. Il modello di controllo dinamico si basa su un algoritmo di regolazione dell’angolo θ e della distanza d tra leader e follower, aggiornati in tempo reale mediante feedback di posizione. Per la conversione da coordinate relative a geografiche, si utilizza la formula di Haversine per calcolare la distanza su una sfera (utile per grandi aree) e la distanza euclidea per piccoli spostamenti, garantendo precisione sia a livello locale che globale. La simulazione ha impiegato un ambiente ROS/Gazebo con 20 droni, dimostrando una riduzione della latenza media del 35% rispetto a un approccio centralizzato. Inoltre, la decentralizzazione elimina il single point of failure: se un nodo cade, gli altri continuano a operare grazie al consenso distribuito. Questo approccio apre la strada a swarm di droni più grandi, resilienti e pronti a operare in scenari critici dove la sicurezza delle comunicazioni è fondamentale.
