Le intelligenze artificiali generative, come ChatGPT o Google Bard, stanno cambiando il modo in cui scriviamo. Ma come possiamo capire se un brano è frutto di una mente umana o di un algoritmo? Un team di ricercatori ha creato un modello di machine learning capace di distinguere testi scritti da studenti da quelli prodotti da cinque diversi LLM. Il metodo prevede due fasi: una classificazione binaria (umano vs. IA) e una multiclasse (umano vs. ciascuno dei cinque modelli). Sono stati testati algoritmi tradizionali, come Random Forest, e reti neurali ricorrenti, ottenendo un’accuratezza del 98,5%, molto più alta del noto GPTZero (78,3%).
Per capire *perché* il modello funziona, gli autori hanno usato l’Explainable AI (XAI), che evidenzia le caratteristiche più decisive per la decisione. Tra queste, la lunghezza delle frasi, la varietà lessicale e la presenza di strutture sintattiche ricorrenti. Queste “impronte stilistiche” permettono di creare un profilo unico per ogni autore, umano o artificiale, facilitando il rilevamento di plagio e garantendo l’originalità dei contenuti. In pratica, il sistema non solo dice “è IA”, ma spiega quali tratti lo hanno tradotto così. Questo approccio promette di diventare uno strumento fondamentale per scuole, editori e piattaforme online, dove la trasparenza sulla provenienza dei testi è sempre più importante.
