Un gruppo di ricercatori ha usato la risonanza magnetica per capire perché alcune persone sono più mindful, cioè presenti nel qui‑e‑ora, mentre altre tendono a vagare con la mente. Hanno analizzato le strutture grigie (corteccia) e bianche (connessioni) di 76 volontari, combinando i dati con un algoritmo di machine learning chiamato parallel independent component analysis.
Il risultato? Un network di materia grigia che comprende il caudato e il talamo è collegato a una maggiore mindfulness e a un tipo di “vagabondaggio” deliberato, cioè quando scegliamo di farci andare dalla fantasia. Lo stesso network, però, riduce il vagare spontaneo, quello che scatta senza volerlo, grazie al fattore “agire con consapevolezza”.
Due network di materia bianca, soprattutto nelle regioni frontoparietali e temporali, mostrano un legame diretto con meno mind wandering spontaneo. In pratica, le vie di comunicazione tra le aree frontali (controllo) e quelle temporali (memoria) sembrano tenere a bada i pensieri che si infilano fuori programma.
Questi risultati suggeriscono che la nostra capacità di stare attenti o di lasciarci andare ai sogni ad occhi aperti dipende da specifiche strutture cerebrali. Conoscere questi “circuiti” potrebbe aiutare a sviluppare interventi di mindfulness più mirati, magari potenziando le connessioni che favoriscono la consapevolezza.
