Quando i dati arrivano in ritardo, le decisioni rischiano di basarsi su informazioni incomplete. Il nowcasting è la tecnica che usa quello che è già disponibile per stimare il quadro completo. In un nuovo studio, gli autori propongono di inserire il nowcasting in un ciclo di Expectation‑Maximisation (EM), una procedura statistica che alterna due fasi: una di stima (E) e una di ottimizzazione (M).
La novità sta nel sostituire i tradizionali modelli lineari con algoritmi di machine learning, come le reti neurali e XGBoost, per modellare sia l'occorrenza dell'evento sia il suo ritardo di segnalazione. Grazie a queste reti, il modello può gestire centinaia di variabili (età, zona, condizioni climatiche, ecc.) senza doverle semplificare.
Durante la fase E, il modello stima quanti eventi non ancora segnalati sono già accaduti, basandosi sui pattern appresi. Nella fase M, i parametri della rete neurale o di XGBoost vengono aggiornati per migliorare la previsione. Il ciclo si ripete finché le stime non cambiano più.
I test su dati simulati mostrano che, quando le relazioni tra variabili sono non lineari, il nuovo approccio supera i metodi EM tradizionali. L’applicazione reale riguarda i casi di Covid‑19 in Argentina: anche lì, XGBoost ha fornito le previsioni più accurate, riducendo l’errore di nowcasting del 15 % rispetto ai modelli lineari.
Questo lavoro dimostra che combinare EM e machine learning può rendere le previsioni più rapide e precise, utili in ambiti come la sanità, la finanza o la gestione delle emergenze.
