Nel cuore della provincia di Samsun, in Turchia, si nasconde un sito archeologico di 6 500 anni: l’antica Nerik, città sacra degli Ittiti. Dal 2005, il progetto Oymaağaç Höyük utilizza la fotogrammetria automatica, o Structure from Motion (SfM), per trasformare centinaia di foto in modelli 3D. Da queste immagini nascono nuvole di punti, superfici testurate, ortofoto, sezioni e persino stampe 3D da toccare. I ricercatori possono esplorare il sito direttamente dal browser con Potree Viewer o immergersi in realtà virtuale grazie a Babylon.js. La precisione dipende dalla scala delle foto: più vicine, più dettagliate. Tuttavia, la quantità di dati cresce rapidamente, rendendo difficile una gestione sostenibile con budget limitati. Nonostante le sfide, la fotogrammetria si dimostra uno strumento flessibile per documentare reperti di forme e dimensioni diverse, aprendo nuove strade per la conservazione digitale del patrimonio.
La fotogrammetria SfM sfrutta algoritmi di corrispondenza di punti chiave (SIFT, SURF, ORB) per ricostruire la geometria tridimensionale da immagini sovrapposte. Dopo l’allineamento iniziale, il bundle adjustment ottimizza simultaneamente le posizioni delle fotocamere e le coordinate dei punti 3D, riducendo gli errori di parallasse. I risultati vengono poi densificati con metodi di multi‑view stereo (MVS), generando nuvole di punti ad alta densità. Per la texture, si applica la mappatura di colore basata su proiezioni ortogonali, garantendo una resa realistica delle superfici. La gestione dei dati richiede workflow basati su formati aperti (e.g., LAS, OBJ, PLY) e sistemi di versionamento (Git‑LFS o DVC) per tracciare le evoluzioni dei modelli. L’integrazione con piattaforme web come Potree consente la visualizzazione di nuvole di punti compressi mediante octree, mentre Babylon.js sfrutta WebGL per il rendering interattivo in tempo reale. Per la realtà virtuale, i modelli vengono esportati in formati compatibili con engine come Unity o Unreal, permettendo esperienze immersive con tracciamento di movimento. Infine, la stampa 3D utilizza file STL o OBJ, con processi di slicing ottimizzati per preservare dettagli topografici critici, facilitando l’analisi tattile da parte di archeologi e conservatori.
