L’olio motore è il sangue del veicolo: lubrifica, raffredda e protegge le parti in movimento. Troppo spesso, i cambi d’olio avvengono a intervalli fissi, senza considerare lo stato reale del lubrificante. Un nuovo studio ha analizzato nove campioni di olio usato provenienti da auto che viaggiano in città, autostrada, ibridi e diesel. Gli esperti hanno misurato la viscosità cinetica e hanno usato la spettroscopia FTIR (Fourier Transform Infrared) per individuare segni di ossidazione, nitrurazione, solfonazione, diluizione da carburante, fuliggine e perdita di additivi. I risultati mostrano che, anche a chilometraggi simili, l’invecchiamento dell’olio varia molto a seconda del tipo di guida e del motore. In alcuni casi, l’olio è stato cambiato troppo presto, sprecando risorse; in altri, è stato mantenuto troppo a lungo, rischiando danni al motore. La FTIR ha rivelato trasformazioni chimiche sottili, soprattutto in oli contaminati da biocarburanti o soggetti a calore prolungato. Integrare questi test in una strategia di manutenzione basata sul reale stato dell’olio permette di ridurre gli sprechi, limitare l’impatto ambientale e prolungare la vita del motore. Un approccio più intelligente non è solo buono per il portafoglio, ma anche per il pianeta.
L’analisi FTIR fornisce uno spettro infrarosso che riflette le vibrazioni molecolari dei legami chimici presenti nell’olio. Le bande caratterizzanti dell’ossidazione (coppie C=O intorno a 1740 cm⁻¹) aumentano con la formazione di acidi e perossidi, segnalando degrado termico. La nitrurazione, tipica dei motori diesel, si manifesta con picchi a 1550‑1500 cm⁻¹ dovuti a gruppi nitro‑aromatici. La solfonazione, legata all’uso di additivi solfati, appare con bande a 1150‑1050 cm⁻¹. La presenza di carburante diluito è evidenziata da un aumento della banda C–H a 2950‑2850 cm⁻¹, mentre la fuliggine genera un segnale di carbonio sp² intorno a 1600 cm⁻¹. La perdita di additivi anti‑usura, come il zinc dialkyldithiophosphate (ZDDP), si traduce in una diminuzione delle bande a 1240 cm⁻¹ (P–O) e 600 cm⁻¹ (Zn–S). Parallelamente, la viscosità cinetica, misurata a 40 °C e 100 °C, fornisce un indice di flusso: un aumento dell’indice di viscosità indica invecchiamento per ossidazione, mentre una diminuzione può derivare da diluizione con carburante. L’integrazione di questi parametri consente di costruire un modello predittivo basato su algoritmi di machine learning, che correlano i dati spettroscopici e di viscosità con le condizioni operative (temperatura, carico, tipo di carburante). Tale modello può generare soglie dinamiche per il cambio olio, ottimizzando il timing in base al reale stato chimico del lubrificante, riducendo così il consumo di olio di scarto di circa il 30‑40 % rispetto ai programmi tradizionali.
