Nel 2005 il Giappone ha assistito alla nascita di Mitsubishi UFJ Financial Group, una delle più grandi operazioni di fusione bancaria del paese. Un altro caso importante è il 2018, quando Resona Holdings ha unito le forze con altre banche. Ma cosa è successo davvero sui mercati? Gli studiosi hanno analizzato questi due eventi con quattro strumenti diversi.
1. **Event study**: confrontando il prezzo delle azioni con modelli come il CAPM e il modello a tre fattori di Fama‑French, hanno calcolato i cosiddetti “cumulative abnormal returns” (CAR). I risultati mostrano un rialzo significativo dei prezzi subito dopo le fusioni.
2. **VAR e impulse response**: questi modelli hanno verificato se le variazioni di una banca influenzano le altre. I grafici di risposta indicano che l’effetto positivo si è propagato per mesi, suggerendo sinergie tra le istituzioni.
3. **Propensity score matching**: abbinando le banche coinvolte a quelle non coinvolte, hanno stimato l’effetto medio del trattamento (ATT). Anche qui, il risultato è stato favorevole alle banche fuse.
In sintesi, le fusioni hanno generato un’ondata di ottimismo: gli investitori hanno premiato le nuove entità, e le banche non partecipanti hanno beneficiato di un clima più stabile. Per chi segue finanza e politica economica, questi dati suggeriscono che, almeno in Giappone, le grandi operazioni di M&A possono migliorare l’efficienza del mercato senza creare rischi sistemici evidenti.
