Un gruppo di 580 studenti universitari che si stanno formando per diventare insegnanti ha partecipato a un esperimento curioso. Hanno dovuto immaginare due bambini: uno dotato di talenti speciali (G&T) e uno “normale”. Poi, usando un questionario chiamato CHEXI, hanno valutato le loro capacità esecutive, cioè quelle funzioni mentali che ci aiutano a pianificare, ricordare e controllare le azioni. I risultati mostrano che i futuri insegnanti attribuiscono ai bambini G&T punte più alte in memoria di lavoro, pianificazione, regolazione e inibizione rispetto ai loro coetanei non dotati. Questo è in linea con studi che usano test pratici, ma sorprende perché le valutazioni di genitori e insegnanti reali spesso non confermano queste differenze. In pratica, anche se gli studenti di pedagogia conoscono la teoria, potrebbero ancora non riconoscere i bambini dotati in classe. Il rischio è che talenti nascosti rimangano invisibili, con conseguenze per l’apprendimento e la motivazione. Perché succede? Forse le convinzioni personali, la mancanza di esperienza diretta con studenti G&T o stereotipi di genere influenzano il giudizio. L’indagine ha anche scoperto che chi ha già avuto contatti con bambini dotati o ha seguito corsi specifici tende a dare valutazioni più realistiche. In conclusione, formare gli insegnanti non basta: serve anche esperienza pratica e riflessione critica per individuare e supportare al meglio i talenti nascosti nelle nostre scuole.
Le funzioni esecutive (EF) rappresentano un insieme di processi cognitivi di alto livello, tra cui la memoria di lavoro, la flessibilità cognitiva, l’inibizione e la pianificazione. Studi neuropsicologici hanno evidenziato che le EF sono correlate a strutture prefrontali, in particolare alla corteccia dorsolaterale prefrontale (dlPFC) e al cingolo anteriore. Nei bambini dotati, la letteratura suggerisce una maturazione precoce di queste regioni, con una maggiore densità sinaptica e una più rapida sinaptogenesi. Tuttavia, la valutazione delle EF può variare a seconda del metodo: i test di performance (es. Stroop, Tower of London) tendono a mostrare differenze più marcate rispetto a scale di rating soggettive. Questo divario è attribuibile a bias di conferma e a stereotipi culturali. Inoltre, la letteratura indica che le differenze di genere nelle EF sono modeste e spesso dipendono da fattori ambientali più che biologici. L’interazione tra esperienza didattica e familiarità con studenti G&T può modulare la percezione delle EF: l’esposizione a casi reali favorisce una valutazione più accurata, riducendo l’effetto “halo” positivo. Infine, la formazione specifica sulle neurodiversità e le strategie di differenziazione didattica è cruciale per migliorare la capacità diagnostica degli insegnanti in formazione, promuovendo interventi educativi più mirati e inclusivi.
