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Il metano è il gas serra più potente a breve termine, e il suo monitoraggio è cruciale per combattere il cambiamento climatico. Negli ultimi dieci anni, diversi satelliti sono stati lanciati per osservare il metano dall’orbita. Alcuni, come TROPOMI, tracciano le emissioni su larga scala, mentre altri, tipo Carbon Mapper, individuano i cosiddetti "super‑emettitori" in tempo reale.

In questo studio gli scienziati hanno confrontato due approcci sul Permian Basin, una zona ricca di giacimenti di petrolio e gas negli Stati Uniti. Il primo metodo, basato sulla divergenza dei dati TROPOMI, ha stimato 1,83 ± 0,96 Tg di metano all’anno, distribuendo le emissioni su tutta l’area. Il secondo, più “event‑based”, ha analizzato le plumes di metano rilevate da Carbon Mapper, ottenendo 1,26 Tg (intervallo 0,78‑2,02 Tg) e mettendo in evidenza i punti più intensi ma di breve durata.

Le due mappe mostrano una buona corrispondenza (R²≈0,64) nei punti comuni. Sostituendo i valori sovrapposti con quelli più precisi del metodo event‑based, il totale combinato sale a 2,68 Tg (intervallo 1,88‑3,54 Tg), in linea con le stime precedenti. Inoltre, i dati indicano una lieve diminuzione delle emissioni negli ultimi cinque anni. Il risultato? Un modello ibrido che sfrutta la copertura globale dei satelliti regionali e la precisione dei rilevamenti puntuali, offrendo una panoramica più completa del metano atmosferico.

Questa strategia potrebbe diventare la chiave per monitorare e ridurre rapidamente le emissioni di gas serra in altre regioni del mondo.

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Il metodo della divergenza sfrutta il principio di conservazione della massa: si calcola la differenza netta di flusso di metano attraverso una superficie chiusa, usando i dati di concentrazione verticale forniti da TROPOMI. Questo approccio è sensibile a variazioni diffuse ma può sottostimare picchi localizzati a causa della risoluzione spaziale (circa 7 km). Al contrario, l'approccio event‑based di Carbon Mapper utilizza spettrometri a risoluzione più alta (≈1 km) per identificare improvvisi aumenti di colonna di metano, tipici di perdite di tubazioni o di impianti di compressione. La quantificazione di ciascuna pluma avviene mediante inversione radiativa, che traduce l’assorbimento spettrale in una concentrazione di colonna, poi convertita in tassi di emissione usando modelli di dispersione atmosferica.

L'integrazione dei due metodi richiede una fase di data‑fusion: le celle con valori concordanti vengono mantenute, mentre quelle con discrepanze vengono sostituite dal valore più affidabile (di solito quello event‑based). Questo processo riduce l'incertezza complessiva, poiché la varianza combinata è inferiore a quella di ciascun metodo singolo. Inoltre, la correlazione R²≈0,64 suggerisce che circa il 64% della var{ianza} è spiegata

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Fonti

Autori:
Mozhou GaoZhenyu Xing
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 08/05/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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