L’inquinamento del suolo è un problema globale: sostanze chimiche tossiche si accumulano e minacciano acqua, agricoltura e salute. Una delle soluzioni più promettenti è la desorbimento termico in situ (ISTD), che riscalda il terreno per volatilizzare gli inquinanti e poi li cattura. Il punto debole? Il consumo energetico, che può far lievitare i costi.
Un team di ricercatori ha unito due mondi: la modellistica del trasferimento di calore e il machine learning. Hanno creato un algoritmo capace di prevedere, in tempo reale, la distribuzione della temperatura nel terreno durante il processo. Così è possibile modulare il flusso di calore, evitando sprechi e concentrando l’energia dove serve davvero.
I risultati sono sorprendenti: rispetto a un flusso di calore costante, la strategia dinamica ha ridotto il consumo totale di energia tra il 36% e il 49%. In pratica, la bonifica diventa più veloce, meno costosa e più sostenibile. Tuttavia, per applicare la tecnica occorre tenere d’occhio tre fattori chiave: la durata del riscaldamento, le oscillazioni della temperatura nei punti più freddi e l’intensità del flusso termico.
Questa ricerca apre la porta a impianti di bonifica più intelligenti, dove i dati guidano le decisioni operative. In futuro, potremmo vedere siti contaminati puliti con un impatto ambientale ridotto, grazie all’aiuto di algoritmi che “imparano” a ottimizzare il calore.
