Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha iniziato a dare una mano anche nella scuola, soprattutto per valutare risposte brevi scritte dagli studenti. In arabo, però, il compito è più difficile: la lingua ha una morfologia complessa, scrittura da destra a sinistra e molte forme di parole. Per affrontare queste sfide, i ricercatori hanno messo a punto versioni speciali di BERT, chiamate AraBERTv2, addestrate su enormi corpora di testi arabi.
Il nuovo studio confronta diversi “fine‑tuning” di questi modelli, cioè piccoli aggiustamenti fatti apposta per il compito di grading. Alcuni esperimenti hanno aumentato la profondità dei trasformatori, altri hanno modificato il numero di teste di attenzione o la dimensione dei token. L’obiettivo? Trovare il miglior equilibrio tra accuratezza (quanto il modello è vicino al giudizio umano) e velocità (quanto tempo impiega a valutare una risposta).
I risultati mostrano che un modello con 8 strati e 12 teste di attenzione, addestrato per 3 epoche su un dataset di 10.000 risposte, raggiunge un punteggio F1 del 87 %, quasi pari a quello degli insegnanti, ma con un tempo di inferenza ridotto del 30 % rispetto a versioni più grandi. Inoltre, l’analisi ha evidenziato che le domande con parole chiave rare sono quelle più difficili da valutare, suggerendo nuove direzioni per migliorare il vocabolario del modello.
Questa ricerca dimostra che, con le giuste scelte architetturali, è possibile creare sistemi di correzione automatica rapidi e affidabili, pronti a supportare gli insegnanti e a rendere l’apprendimento più interattivo.
