Negli ultimi anni il machine learning ha imparato a studiare le immagini senza bisogno di etichette, grazie al cosiddetto "contrastive learning". In pratica, il modello impara a distinguere due versioni della stessa foto da due versioni di foto diverse. Per rendere il compito più difficile – e quindi più utile – si usano le cosiddette "data augmentation": si ruota, si cambia il contrasto, si aggiunge rumore e così via.
Sembrerebbe che più trasformazioni significhino sempre risultati migliori, ma gli esperti hanno scoperto che per le immagini mediche non è così. Quando si segmentano organi o lesioni, alcune modifiche possono confondere il modello, facendo perdere dettagli cruciali. Gli autori hanno testato diverse combinazioni di trasformazioni, trovando che alcune più leggere – come piccoli spostamenti o variazioni di luminosità – migliorano davvero la precisione, mentre le versioni più aggressive peggiorano le prestazioni.
Il risultato è sorprendente: la chiave non è la quantità di trasformazioni, ma la loro pertinenza al compito. Questo apre la porta a nuove strategie di addestramento, dove le augmentazioni sono scelte su misura per il tipo di immagine e per l’obiettivo clinico. In futuro, algoritmi più intelligenti potrebbero decidere autonomamente quali trasformazioni applicare, rendendo la segmentazione automatica più affidabile e veloce per i medici.
