Nel corso di Web Design e Development, 176 studenti universitari hanno trasformato le solite slide in veri e propri portfolio digitali, ma con una svolta: hanno scritto il codice da soli. L’obiettivo era capire se un progetto basato su programmazione reale potesse aumentare l’impegno e la sensazione di possesso dell’apprendimento. Dopo aver completato compiti settimanali di coding, gli studenti hanno caricato i loro portfolio e hanno risposto a un questionario online. I risultati mostrano che la semplice disponibilità di un dispositivo non basta: la connessione internet e il rendimento accademico percepito influenzano maggiormente l’entusiasmo e la responsabilità verso il lavoro. Inoltre, chi aveva già sperimentato i portfolio digitali prima del corso si è dimostrato più motivato e coinvolto. Questi dati suggeriscono che, per le discipline tecniche, è più efficace far costruire agli studenti il proprio spazio digitale, piuttosto che affidarsi a piattaforme preconfezionate. L’approccio “learning by doing” non solo rende più interessante la scrittura, ma favorisce anche una comprensione più profonda del design web. In futuro, le università potrebbero adottare più spesso portfolio auto‑codificati per stimolare creatività, autonomia e competenze pratiche nei futuri professionisti del digitale.
Lo studio utilizza un disegno di ricerca post‑test a gruppo unico, una scelta metodologica comune nelle indagini educative quando l’intervento è già stato erogato a tutti i partecipanti. La validità interna è rafforzata dall’uso di scale psicometriche già validate per misurare l’efficacia dell’apprendimento (learning effectiveness) e il senso di ownership. L’analisi statistica ha evidenziato correlazioni deboli tra la semplice proprietà di un dispositivo (tablet o laptop) e le percezioni degli studenti, suggerendo che la disponibilità tecnologica non è un fattore determinante per l’engagement. Al contrario, la qualità della connessione internet e l’autovalutazione del rendimento accademico hanno mostrato coefficienti di correlazione più alti, indicando che la capacità di accedere a risorse online in modo fluido e la fiducia nelle proprie competenze influenzano significativamente la motivazione. Un altro risultato chiave è l’effetto positivo dell’esperienza pregressa con i portfolio digitali: gli studenti che li avevano già usati hanno mostrato valori più alti di engagement, motivazione intrinseca e ownership, confermando la teoria dell’apprendimento auto‑regolato, dove l’esperienza passata funge da scaffolding per nuove attività complesse. Dal punto di vista pedagogico, l’approccio PBL basato su coding auto‑generato favorisce la costruzione di conoscenze situate, poiché gli studenti applicano concetti teorici (HTML, CSS, JavaScript) in un contesto reale di produzione di contenuti. Questo tipo di apprendimento esperienziale è associato a una maggiore trasferibilità delle competenze, poiché gli studenti non solo apprendono la sintassi del codice, ma anche le pratiche di progettazione, testing e iterazione tipiche dello sviluppo web professionale. Inoltre, la creazione di un portfolio auto‑codificato richiede una riflessione metacognitiva: gli studenti devono valutare la qualità del proprio lavoro, documentare le scelte progettuali e presentare i risultati in modo coerente. Tale processo rinforza la capacità di auto‑valutazione, un elemento cruciale per la crescita professionale nel settore tecnologico. In sintesi, i risultati supportano l’integrazione di portfolio digitali auto‑codificati nei curricula STEM, evidenziando benefici in termini di motivazione, senso di proprietà e sviluppo di competenze trasversali, oltre a fornire una base empirica per future ricerche comparative tra piattaforme pre‑costituite e soluzioni auto‑generate.
