Un gruppo di ricercatori ha creato un modello capace di anticipare gli incidenti di sicurezza informatica usando solo le risposte di un questionario. Sono stati intervistati 453 professionisti di diversi paesi e settori, chiedendo loro di descrivere abitudini digitali, competenze informatiche, tratti della personalità, motivazioni di rischio e quanto il lavoro si mescola alla vita privata. Da queste risposte sono nate 72 regressioni logistiche, ognuna focalizzata su un tipo di evento (da un semplice blocco dell'account a una compromissione totale del dispositivo). I modelli sono stati costruiti su sei gruppi distinti – per livello di istruzione, ruolo IT, e per paese (Ungheria, Regno Unito, USA) – per catturare le differenze culturali e professionali. I risultati mostrano che, quando i dati sono suddivisi in gruppi più piccoli, le previsioni spesso migliorano, perché il modello coglie sfumature specifiche. Gli incidenti più comuni, come login sospetti, sono stati i più facili da prevedere con alta accuratezza (AUC elevato). Per gli eventi rari, il modello a volte si “sovradatta”, ma gli autori hanno introdotto tecniche di calibrazione e controlli di equità per evitare bias demografici. In pratica, questo approccio offre alle aziende uno strumento trasparente e pronto all'uso per individuare comportamenti a rischio e intervenire prima che si trasformino in minacce reali, con un occhio attento alla privacy e all’equità.
Il cuore metodologico dello studio è la regressione logistica stratificata, una tecnica statistica che permette di modellare la probabilità di un evento binario (es. incidente di sicurezza sì/no) in presenza di variabili predittive. A differenza di un modello globale, la stratificazione suddivide il campione in sottogruppi (es. per livello di istruzione o per paese), riducendo l'eterogeneità interna e migliorando la capacità del modello di catturare interazioni specifiche. Ogni modello è stato addestrato su 72 variabili item‑level, cioè le singole risposte del questionario, evitando la perdita di informazione tipica dei punteggi aggregati. Per valutare le performance è stato usato l'AUC (Area Under the ROC Curve), che misura la capacità del modello di distinguere correttamente i casi positivi da quelli negativi. Un AUC vicino a 1 indica eccellente discriminazione, mentre valori intorno a 0,5 corrispondono a una previsione casuale. Per gli eventi rari, l'AUC può risultare ingannevolmente alto a causa dell'overfitting; per mitigarlo, gli autori hanno impiegato la cross‑validation e la calibrazione delle soglie decisionali, assicurando che le probabilità predette corrispondano a frequenze osservate. Inoltre, è stata introdotta una componente di fairness: variabili demografiche (età, genere, nazionalità) sono state monitorate per evitare che il modello favorisca o penalizzi gruppi specifici. Questo è cruciale per l'adozione etica in contesti aziendali, dove decisioni automatizzate possono avere impatti su carriera e privacy. Infine, la trasparenza del modello logistico consente di interpretare i coefficienti: un valore positivo indica che l'indicatore aumenta la probabilità di incidente, mentre un valore negativo la riduce. Tale interpretabilità è rara nei modelli di machine learning più complessi, ma fondamentale per guadagnare la fiducia degli stakeholder e per progettare interventi mirati di formazione o policy aziendali.
