Le galassie satelliti intorno a una Via Lattea virtuale mostrano un comportamento interessante: quelle meno massicce tendono a spegnere la formazione di stelle più facilmente delle loro controparti più grandi. Questo emerge dal confronto tra tre insiemi di simulazioni cosmologiche – FIREbox, FIRE-2 zoom‑in e IllustrisTNG50 – e le osservazioni reali di SAGA, ELVES e delle galassie della Via Lattea e di M31. Per rendere il confronto equo, i ricercatori hanno selezionato solo ospiti con massa dell’alone compresa tra 10^11,9 e 10^12,2 masse solari e satelliti con masse stellari da 10^7 a 10^10 masse solari, applicando la stessa apertura proiezione e la stessa definizione di quenching. Tutte le simulazioni riproducono la tendenza osservata: la frazione di satelliti quenched aumenta mano mano che la massa stellare diminuisce, in accordo con i dati di SAGA, ELVES e del sistema MW+M31. Questo indica che la dipendenza dalla massa è un risultato solido dei modelli attuali di formazione galattica. Le tendenze radiali, invece, divergono. SAGA e ELVES mostrano una leggera diminuzione della frazione quenched con la distanza proiettata, segno di un forte quenching ambientale nei pressi dell’ospite. TNG50 segue da vicino questo comportamento, mentre FIREbox presenta una curva quasi piatta entro le incertezze e i zoom‑in FIRE‑2 mostrano una frazione quenched soppressa nel cuore, dovuta soprattutto alla presenza di ospiti Via Lattea‑M31 che mancano di satelliti massicci e mostrano una netta separazione radiale tra sistemi stellari formanti e quenched. Questi risultati suggeriscono che la storia e l’ambiente dell’alone ospite possono plasmare il destino dei satelliti, spiegando parte della diversità fra le varie simulazioni.
Le simulazioni utilizzano diverse prescrizioni fisiche per il feedback stellare e quello proveniente dai buchi neri, nonché differenti trattamenti della dinamica del gas interstellare. In FIREbox e FIRE-2, il feedback energetico dalle supernovae e dai venti stellari è modellato tramite un approccio impulsivo che inietta quantità di quantità di moto e energia termica direttamente nelle particelle di gas vicine alle stelle giovani, generando venti galattici che possono rimuovere il gas dalle piccole satelliti già a basse masse. Questo processo, noto come stripping dovuto al vento, è particolarmente efficace nei sistemi a bassa profondità del potenziale gravitazionale, spiegando perché le satelliti meno massicce mostrano frazioni quenched più alte anche a grandi distanze dall’ospite. IllustrisTNG50, invece, impiega un modello di feedback a due fasi: il vento stellare è seguito da un riscaldamento termico dovuto all’attività dei buchi neri supermassicci (AGN) negli ospiti più massicci. Questo genera una pressione esterna che comprime il gas circumgalattico e aumenta l’efficienza dello stripping da pressione di ram quando il satellite attraversa il alone ospite. Le differenze nella risoluzione spaziale influenzano anche la capacità di catturare strutture sub‑kpc come code di stripping e turbolenza nel mezzo intergalattico. FIREbox, con la sua risoluzione uniforme relativamente alta, riesce a seguire la formazione di strutture filamentose nel gas attorno agli ospiti, mentre i zoom‑in FIRE‑2, pur avendo una risoluzione eccellente vicino alle galassie principali, soffrono di una rappresentazione limitata del alone più esteso a causa del volume simulato ridotto, il che porta a una frazione quenched più bassa nel centro. Infine, la storia di accrescimento dell’alone ospite – quantificata tramite il tasso di accrescimento di massa e la concentrazione – modifica la distribuzione del gas caldo e la frequenza degli incontri ravvicinati, lasciando un’impronta ambientale che si riflette nelle tendenze radiali osservate. Questi aspetti evidenziano come la fisica del feedback e la storia di assemblaggio dell’alone siano fattori chiave nella diversità delle previsioni di quenching fra le varie suite di simulazioni.
