Il settore residenziale è responsabile di gran parte del consumo energetico globale e delle emissioni di CO₂. Per questo, le strategie di retrofit – ovvero gli interventi di ristrutturazione mirati a migliorare l’efficienza – sono cruciali per raggiungere gli obiettivi climatici. Un nuovo studio irlandese ha combinato simulazioni energetiche dinamiche e analisi del ciclo di vita (LCA) per valutare l’impatto totale di trenta scenari di retrofit su diversi tipi di abitazioni. Gli interventi sono stati suddivisi in tre livelli: mantenimento della struttura originale, retrofit superficiale (ad esempio, installazione di pompe di calore ad alta efficienza) e retrofit profondo, che include cambiamenti dell’involucro e sistemi HVAC avanzati. I risultati mostrano che i retrofit profondi possono ridurre fino all’80 % le emissioni operative, ma introducono la più alta quantità di carbonio incorporato nei materiali. Al contrario, i retrofit superficiali offrono risparmi energetici quasi comparabili con un impatto di carbonio incorporato molto più basso. Inoltre, abbassare la temperatura di riscaldamento ha un effetto maggiore sulla domanda energetica rispetto a migliorare l’efficienza del sistema, soprattutto negli edifici poco efficienti. Su un arco di 25 anni, i retrofit leggeri superano quelli profondi in termini di efficienza complessiva, riducendo le emissioni totali fino al 76 % contro il 74 % dei retrofit profondi. Quando gli edifici si avvicinano a standard quasi a energia zero, la quota di carbonio incorporato cresce, rendendo indispensabile l’uso della LCA per decisioni di progetto più consapevoli.
L’analisi integrata proposta dallo studio si basa su una catena di calcolo che collega la simulazione dinamica dell’energia (software tipo EnergyPlus o IESVE) con un modello di LCA conforme alla norma ISO 14044. La simulazione fornisce i profili di consumo energetico stagionale, tenendo conto di variabili climatiche irlandesi, occupazione domestica e set‑point di riscaldamento. Questi dati alimentano l’LCA, che quantifica le emissioni di carbonio incorporate nei materiali (cemento, acciaio, isolanti) e nei processi di produzione, trasporto e smaltimento. Per ogni scenario, le emissioni operative (CO₂‑oper) e le emissioni incorporate (CO₂‑inc) sono sommate per ottenere il carbonio totale (CO₂‑tot) su un periodo di vita di 25 anni, con un fattore di de‑contaminazione che considera il decadimento dell’efficienza dei componenti. I risultati mostrano che, nei retrofit profondi, la CO₂‑inc può rappresentare fino al 30 % del CO₂‑tot, mentre nei retrofit superficiali scende sotto il 10 %. Questo rapporto varia con il livello di prestazione dell’edificio di partenza: le case con envelope poco isolato beneficiano maggiormente di interventi di isolamento, riducendo drasticamente la CO₂‑oper. Inoltre, l’analisi di sensitività evidenzia che la riduzione della temperatura di riscaldamento di 2 °C comporta una diminuzione della CO₂‑oper del 12 %, mentre l’adozione di una pompa di calore ad alta efficienza (COP ≈ 4) porta a una riduzione del 9 %. L’interazione tra questi fattori è cruciale per ottimizzare il mix di interventi, soprattutto quando si considerano scenari di decarbonizzazione del mix energetico nazionale, che riducono ulteriormente la CO₂‑oper ma aumentano la rilevanza della CO₂‑inc. Infine, lo studio propone un indice di “efficienza carbonica” (ECI) che normalizza le emissioni totali per metro quadrato abitabile, facilitando il confronto tra tipologie di edificio e strategie di retrofit a livello di policy nazionale. Questo approccio metodologico può essere replicato in altri contesti climatici, adattando i parametri di consumo energetico e i fattori di emissione dei materiali locali, per guidare decisioni di retrofit più sostenibili e basate su evidenze quantitative.
