Nel cuore di Ronda, in Andalusia, si nasconde una storia a strati. Quando i cristiani conquistarono la città, costruirono la chiesa di Santa María de la Encarnación sul sito della precedente moschea del venerdì. Ma sotto le volte barocche si trovano ancora i resti del miʿrāb, l’angolo sacro dove i fedeli musulmani rivolgevano le preghiere verso la Mecca.
Nel XVI secolo fu aggiunto un altare con nicchie e affreschi, che coprì i delicati intonaci islamici. Un secolo dopo, un nuovo altare barocco prese il posto a quello più antico. Solo all’inizio del XX secolo, durante i lavori per creare nuove sepolture, gli operai scoprirono parte dei muri originali: intonaci decorati con motivi geometrici e calligrafici, tipici dell’arte islamica.
Oggi gli studiosi hanno analizzato questi frammenti, ricostruendo la disposizione originale del miʿrāb e della parete della qibla. Propongono di conservare i resti con trattamenti di consolidamento, di creare percorsi multimediali che mostrino, in realtà aumentata, com’era la moschea prima della trasformazione, e di realizzare pannelli informativi che raccontino la convivenza di culture diverse. L’obiettivo è valorizzare quel patrimonio senza danneggiare l’altare barocco del XVII secolo, così da offrire ai visitatori una visita che unisca arte cristiana e islamica in un unico racconto storico.
Le analisi dei resti del miʿrāb di Ronda hanno impiegato tecniche non invasive come la fotogrammetria 3D e la spettroscopia a infrarossi per identificare i leganti dei intonaci. I risultati mostrano l’uso di gesso di alta qualità mescolato a sabbia locale, tipico delle decorazioni mudéjar del periodo al‑Andalus. Le motivazioni geometriche, tra cui stelle a otto punte e intrecci a rete, rientrano nello stile epigrafico andaluso del XII‑XIII secolo, suggerendo una possibile datazione precedente alla conquista cristiana. Inoltre, l’analisi dei pigmenti ha rivelato l’impiego di lapislazzuli per i dettagli blu, indicatore di un alto livello di investimento economico nella moschea originale. Per la conservazione, gli esperti raccomandano l’applicazione di consolidanti a base di silicato di calcio, compatibili con il substrato gessoso, e l’uso di barriere microclimatiche per limitare l’azione di umidità e sali. Per la valorizzazione, si propone un percorso di realtà aumentata che, tramite tablet o smartphone, ricostruisca virtualmente la pianta originale della moschea, includendo la posizione della qibla, le decorazioni originali e le interazioni tra gli spazi cristiani e islamici. Questo approccio consentirebbe di preservare l’integrità fisica dell’altare barocco del XVII secolo, evitando interventi invasivi, ma allo stesso tempo di rendere visibile al pubblico la stratificazione storica del sito.
