Le aule di ingegneria transnazionali, dove si studia in inglese, dovrebbero essere luoghi di dibattito vivace. Eppure, molti studenti rimangono in silenzio, anche se sono motivati. Un’indagine su 402 laureandi cinesi iscritti a un programma congiunto Cina‑Regno Unito ha svelato le ragioni.
Il 76,6% degli intervistati ha dichiarato che l’interesse per la materia è il motore principale per partecipare, mentre il 72,8% è spinto dalla rilevanza per la carriera. Ma la paura di sbagliare (56%) e la scarsa fiducia nel parlare in pubblico (51%) frenano la voce in aula. Altri ostacoli sono il carico linguistico, il rispetto quasi reverenziale verso i docenti e l’abitudine a metodi di apprendimento passivi.
Le differenze di genere o di disciplina sono quasi inesistenti; solo gli studenti più avanzati mostrano una leggera maggiore sicurezza. Le interviste aperte hanno evidenziato ansia da valutazione, difficoltà con il vocabolario tecnico e aspettative di partecipazione poco chiare. Per superare questi blocchi, gli studenti usano strategie private: preparazione prima delle lezioni, supporto tra pari e domande dopo le lezioni.
Il risultato è il profilo del “motivated‑but‑silent learner”: motivazione alta ma voce bloccata da filtri culturali, linguistici e psicologici. Gli autori propongono di creare ambienti psicologicamente sicuri, fornire scaffolding linguistico specifico per la disciplina e adottare una pedagogia culturalmente responsiva, così da trasformare la motivazione in partecipazione attiva.
