Le intelligenze artificiali stanno prendendo sempre più spazio in ambienti ad alto rischio, da impianti chimici a veicoli senza conducente. Ma cosa succede quando qualcosa va storto? Uno studio ha analizzato 60 incidenti reali: 30 provenienti da sistemi di controllo di processo (PCS) e 30 da veicoli autonomi (AV).
Nei PCS, i problemi nascono quasi sempre dentro il sistema: sensori difettosi, algoritmi di controllo errati o errori di programmazione. Questi guasti sono spesso individuabili con regole precise e deterministiche. Al contrario, gli AV affrontano rischi esterni – ostacoli improvvisi, condizioni meteo variabili, comportamenti imprevedibili di altri utenti della strada – e si affidano a una fusione probabilistica di dati provenienti da telecamere, lidar e radar.
Nonostante le differenze tecniche, i due mondi condividono errori umani ricorrenti: fiducia eccessiva nell’automazione, confusione sullo stato della macchina e ritardi nell’intervento. Nei PCS, questi errori sono ben documentati da anni; lo studio li usa per prevedere le stesse difficoltà quando l’AI verrà integrata nei processi industriali.
La conclusione è chiara: serve un approccio ibrido alla percezione del rischio, che combini regole rigide con valutazioni probabilistiche, e una progettazione centrata sull’uomo per mantenere alta la consapevolezza situazionale. Solo così potremo rendere più sicuri sia gli impianti industriali che le auto del futuro.
