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Immagina di tenere in mano il telefono mentre firmi un pagamento o accedi alla tua identità digitale europea. Tutto sembra sicuro, ma c'è un dettaglio che pochi considerano: ogni volta che il processore fa un calcolo crittografico, emette deboli segnali elettromagnetici. Sono come sussurri invisibili che, se intercettati con l'attrezzatura giusta, possono rivelare le chiavi segrete che proteggono i tuoi dati.

Un team di ricercatori ha messo alla prova questa idea su due dispositivi moderni: un Raspberry Pi 4 e un Fairphone 4 con processore Snapdragon 750G. Hanno usato una tecnica chiamata "Nonce@Once" per rubare le chiavi ECDSA — lo standard che firma messaggi e transazioni — direttamente dalla libreria OpenSSL. Sorpresa: anche la contromisura di libgcrypt, progettata per bloccare questi attacchi, non basta.

Il problema è che i nuovi system-on-chip sono fitti di core eterogenei, lavorano a oltre 2 GHz e usano processi sotto i 10 nanometri. Questa complessità crea più "rumore", ma anche più opportunità per chi sa dove guardare. Lo studio mappa poi come Android gestisce la crittografia oggi e disegna scenari di minaccia realistici per l'imminente portafoglio EUDI.

La conclusione è netta: le implementazioni software hanno falle. La vera difesa serve un elemento sicuro (SE) certificato in modo indipendente, fisicamente isolato dal processore principale. Finché non sarà standard su tutti i telefoni, i tuoi segreti digitali potrebbero essere più esposti di quanto pensi.

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Dettagli tecnici: l'attacco Nonce@Once (Alam et al., Euro S&P 2021) sfrutta il riutilizzo parziale di nonce ECDSA durante la firma. I ricercatori hanno catturato emanazioni EM nella banda 100–500 MHz con una sonda near-field e un oscilloscopio a 2,5 GS/s. Su BCM2711 (Cortex-A72, 1,5 GHz, 28 nm) servono ~5.000 tracce per recuperare la chiave privata a 256 bit; su Snapdragon 750G (Cortex-A77/A55, 2,2 GHz, 8 nm) ne servono ~15.000 per via del rumore termico e dello switching dinamico di frequenza (DVFS). La contromisura di libgcrypt (blinding dello scalare) randomizza l'ordine delle operazioni ma non elimina la correlazione tra consumo istantaneo e bit del nonce. Android Keystore delega le operazioni ECDSA al TEE (TrustZone) sui Pixel, ma su molti dispositivi mid-range la libreria software (BoringSSL/OpenSSL) gira in userspace senza isolamento hardware. L'EUDI wallet richiede livelli di assurance 'high' (eIDAS): serve un SE certificato Common Criteria EAL 5+ o un StrongBox (Keymaster 4+ con hardware-backed key storage). Lo studio raccomanda: (1) migrazione obbligatoria a SE per chiavi di firma qualificate, (2) hardening software con masking d'ordine superiore e shuffling istruzioni, (3) test EM side-channel nel ciclo di certificazione dei dispositivi.

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Fonti

Data Pubblicazione:
Articolo Originale arxiv.org
Verifica editoriale completata il 08/10/2026 Studio Originale / Fonte Primaria
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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